L'apocalisse di ogni giorno

Gelo sui listini. Ieri le Borse hanno registrato un nuovo tonfo. Una serie di cattive notizie ha contribuito alla discesa. L’allarme lanciato da General Motors sulla continuità aziendale e i timori persistenti sul destino delle principali banche americane hanno pesato su Wall Street.
11 AGO 20
Ultimo aggiornamento: 21:53
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Il 2009 sarà per l’economia italiana ancora più difficile del 2008, per questo serve uno sforzo collettivo per evitare “il rischio dei rischi”: la stretta creditizia che può strozzare le imprese. Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, l’ha definito proprio così – “il rischio dei rischi” – il credit crunch. Ma la restrizione dei finanziamenti alle aziende c’è o non c’è? Per il Tesoro ci sono più segnali per rispondere di sì. Nel rapporto elaborato dal ministero dell’Economia in occasione dell’incontro banche, imprese e sindacati, tenuto ieri, si sostiene infatti che nel credito c’è “un irrigidimento più marcato in Italia rispetto agli altri paesi dell’area dell’euro”. Una tesi corroborata da indagini dell’Isae (Istituti di studi e analisi economici) che rivelano: “Tornano a peggiorare a febbraio i giudizi delle imprese sulle condizioni di accesso al mercato del credito”. A denunciare condizioni di credito meno favorevoli “sono soprattutto le imprese del Nord-ovest e del Nord-est”.
La tesi del governo non viene confermata dall’Abi. Il presidente dell’associazione bancaria, Corrado Faissola, ieri nel corso della riunione ha negato che in Italia la stretta del credito sia più marcata e ha legato la riduzione del tasso di crescita degli impieghi al calo dell’attività economica. Eppure il credit crunch è proprio l’effetto che intende scongiurare il Tesoro, che a questo proposito ha voluto i cosiddetti Tremonti Bond, ossia le obbligazioni che le banche possono emettere per rafforzare il patrimonio e che saranno acquistate dallo stato.
Ma le misure anticrisi annunciate ieri dal governo non si limitano ai Tremonti Bond. Il ministero dell’Economia punta a dare un ruolo di primo piano alla Cassa depositi e prestiti (controllata al 70 per cento dal Tesoro). La Cdp è disposta a impegnarsi con 13 miliardi di euro attraverso l’utilizzo del risparmio postale, trasformandosi in una sorta di Bei (Banca europea degli investimenti) nazionale, per finanziare anche le infrastrutture realizzate da stato e privati.
Inoltre la Cdp potrà concedere – in stile vecchia Iri, notano ambienti governativi – finanziamenti diretti alle imprese o garanzie alle banche finalizzati a prestiti a favore delle piccole e medie imprese. Infine Tremonti ha detto che metterà presto a disposizione nuove risorse per gli ammortizzatori sociali, anche a chi non è coperto dalla cassa integrazione, e spingerà sulle infrastrutture.